“A ovest del Sahara” – Pietro Paolo Proto

3 Novembre 2023

In “A ovest del Sahara” viene narrata la misteriosa scomparsa del giovane surfista argentino Rodrigo. Come hai trovato l’ispirazione per questa trama che è estremamente affascinante, ma soprattutto quanto di te stesso vede riflesso in Martín, il diplomatico argentino protagonista della storia?

Questo romanzo nasce dalla volontà di scrivere una storia incentrata sulla scena diplomatica. Siamo abituati a leggere romanzi o guardare film che raccontano le vicissitudini di agenti segreti, medici, poliziotti o investigatori privati, ma è difficile trovare opere con diplomatici come protagonisti. Mi piaceva l’intreccio consolare e, anche se estremizzato in una trama di pura fantasia, raccontare un caso come la scomparsa di un connazionale.
Durante la mia carriera ho lavorato presso l’Ambasciata in Marocco dal 2014 al 2018, quindi conosco il Paese e la questione del Sahara Occidentale, e sono anche un appassionato di surf, come il protagonista Martín Rivera, tuttavia, al di là di alcuni riferimenti alla mia esperienza, non avevo intenzione di scrivere qualcosa di autobiografico.
Questo è il mio primo romanzo, e sapevo che scrivere su qualcosa che mi era familiare, un territorio noto e uno sport che conoscevo, sarebbe stato più in linea con le mie capacità. Avrei avuto difficoltà a narrare un intreccio in un paese in cui non ho mai vissuto o su uno sport che non pratico.

Il romanzo offre ai lettori l’opportunità di esplorare luoghi e culture poco conosciuti con un tocco di misticismo e avventura. Gli anni passati a prestato servizio presso le Ambasciate d’Italia a Buenos Aires e Rabat hanno influito sulla tua capacità di rendere autentiche le ambientazioni e le atmosfere del libro? In che modo la tua esperienza professionale ha contribuito a plasmare questa storia?

Sicuramente, ho voluto scrivere non solo su luoghi che ho conosciuto ma anche su luoghi che hanno avuto un impatto sulla mia esperienza di vita prima ancora che professionale, luoghi che mi hanno appassionato dal punto di vista culturale e professionale. Mi piaceva l’idea di unire due paesi molto distanti geograficamente, come l’Argentina e il Marocco, che hanno pochi punti di contatto tra di loro, e cercare un filo conduttore che li unisse. “A ovest del Sahara” include il Marocco e il Sahara Occidentale, ma anche protagonisti argentini. Martín Rivera ha un carattere tenace, irrequieto e a tratti sfuggente: senza generalizzare né banalizzare sono alcuni dei tratti che più mi hanno affascinato di  molte amiche e amici argentini. Oltre questo, Martín Rivera è un personaggio propenso alla ricerca: è un surfista che cerca l’onda ed è un diplomatico alla ricerca di un connazionale scomparso ma in un senso più ampio, Martín è alla ricerca di sé stesso e si muove continuamente. Il suo viaggio parte da Rabat, la capitale amministrativa del Marocco, e si dirige verso luoghi sempre più remoti, come il Sahara, i confini con l’Algeria e la Mauritania. Ho voluto rappresentare questo viaggio attraverso un crescendo, per far provare al lettore una sensazione di mutevolezza e di qualcosa di etereo e inafferrabile.

I protagonisti con cui il lettore si interfaccia sono variopinti e molto diversi fra loro. Quali messaggi o quali emozioni speravi di suscitare nei lettori che iniziavano a leggere questa storia? C’è un significato più profondo nel romanzo?

Sicuramente incuriosire. Ci sono molti personaggi nel romanzo, e infatti ogni capitolo è intitolato col nome di un personaggio, principale o secondario, per suscitare la curiosità del lettore. Nonostante la narrazione sia in terza persona, ho cercato di fornire molteplici punti di vista e frammentare la realtà raccontando lo stesso momento da diversi punti di vista, un po’ come nei film di Tarantino o nei romanzi di Irvine Welsh, creando un puzzle che coinvolge il lettore nella storia. Un altro sentimento che mi interessava comunicare è la passione che sta dietro a uno sport come il surf, di cui sono appassionato da molti anni. L’attesa e la costante ricerca dell’onda, che può essere frustrante o gratificante, sono temi ricorrenti. Inoltre, il romanzo esplora la ricerca di sé stessi e il confronto con il passato. Il viaggio di Martín sulle tracce di Rodrigo è anche un viaggio dentro il suo passato, un passato che aveva cercato di dimenticare ma che ora deve affrontare nuovamente. Questo aspetto è fondamentale per lo sviluppo del personaggio.

Ma quindi, di fatto, che cosa c’è a ovest del Sahara?

Con questo titolo ho voluto enfatizzare due dimensioni geografiche contrastanti, da un lato il Sahara, uno dei deserti più grandi del mondo e un luogo che rappresenta un vuoto da riempire, in cui si sviluppa una parte importante della trama, e dall’altro lato questo “ovest” che simbolicamente rappresenta l’Oceano Atlantico, un elemento fondamentale per la storia, dato che sia Martín che altri personaggi chiave sono surfisti. Ho voluto rendere questi due elementi centrali: il deserto e l’oceano, due elementi geografici praticamente in opposizione.

Il motto del protagonista Martín è “Segui le tavole”, oggi possiamo coniare anche “Segui il Sahara?” Ci sarà un seguito a questa avventura?   

Sì, il protagonista conia quasi ridacchiando tra sé e sé questo motto, ispirato un po’ a quelli dei polizieschi americani “segui il denaro”, che acquisisce significato nel corso della ricerca, quando Martín scoprirà che ci sono connessioni cruciali all’interno del suo viaggio per andare avanti nello sviluppo e nella risoluzione del caso.
Scrivere questo romanzo mi è piaciuto molto e l’ambizione chiaramente sarebbe quella di proseguire e di continuare a scrivere. Come dicevo mi piaceva l’idea di sperimentare un genere nuovo e con il lavoro di diplomatico sarà portato certamente a viaggiare ancora. Vorrei continuare a seguire la mia carriera e farmi ispirare dalle esperienze che mi farà vivere, proprio perché mi porta a contatto con culture e mondi diversi e che poi sono quelli che, almeno nel mio percorso personale, hanno portato e spero porteranno a nuove storie di fantasia.

In conclusione, meglio fare il diplomatico o lo scrittore?
Non avrei scritto se non facessi il diplomatico.

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