Affidiamoci alle scienze della vita per riprendere fiato

15 Aprile 2021

Se ce l’avessero chiesto un anno fa, nessuno avrebbe immaginato che la pandemia si sarebbe rivelata una delle più grandi emergenze mondiali degli ultimi anni. Ci ricorderemo questo momento traumatico come i nostri nonni ricordavano la Grande Guerra. Le priorità dei cittadini e l’attenzione mediatica si sono concentrate sul coronavirus dimenticando gli effetti da esso derivanti sulla salute mentale, sui ritardi nelle diagnosi, sull’impatto sulle persone fragili costrette fra le mura domestiche.

Se lo tsunami pandemico ha colto di sorpresa ogni settore, molte aziende farmaceutiche hanno investito tempestivamente in ricerca e sviluppo sviluppando soluzioni efficaci in un tempo record mentre la centralizzazione delle cure negli ospedali si dimostrava inefficace: le strutture sono collassate e la paura, legittima, ha allontanato dalle cure i pazienti con conseguenze fatali. Una gestione dei percorsi assistenziali pubblici affiancata o integrata da quella privata sarebbe stata auspicabile.

La nuova grammatica di una resilienza condensata

La nostra nuova quotidianità è stata scandita dalle accidentali esperienze del distanziamento sociale. Eppure in questo gap di relazioni umane, ha trovato la sua rinascita morale la Scienza, progredita ulteriormente nell’anno delle grandi incertezze. E ci ha confermato il suo ruolo centrale nella visione di un futuro che rivaluta il potere straordinario della conoscenza. Una prima condivisione e la continua collaborazione ha permesso ai ricercatori di tutto il mondo di investigare e sviluppare vaccini efficaci in tempi record. Se la ricerca scientifica continuerà su questa strada, potremo immaginare un futuro più incoraggiante per tutta la società. Un futuro da cui non vorremo più tornare indietro.

La salute è diventata il driver della trasformazione digitale, che ha subito una forte accelerazione. Nei piani strategici delle aziende farmaceutiche, i progetti trasformativi legati all’applicazione di intelligenza artificiale e alla digitalizzazione nei diversi ambiti sono diventati ancor più centrali.
In Italia, il fascicolo sanitario elettronico: introdotto nel 2012, è stato concepito come uno strumento integrato e facilmente accessibile, dotato sia di informazioni sanitarie sia della storia clinica del paziente. A oggi però la sua funzione si limita a quella di un repository con dati non organizzati in ottica futura, per elaborare per esempio scenari “imprevisti”. Adottando le giuste cautele di cyber security, le cartelle cliniche digitali potrebbero guidare le decisioni di medici e strutture ospedaliere connettendosi realmente ai bisogni dei pazienti.

Anche la telemedicina si è rivelata fondamentale quest’anno: la tecnologia ha permesso ai medici e agli operatori sanitari di assistere i loro pazienti anche da remoto, assicurando una continuità di cura, personalizzandone le terapie e diminuendo il carico sul sistema sanitario pubblico. Al momento viene principalmente intrepretata come tele-visita, ma esistono già servizi disponibili per il telemonitoring, che potrebbero – se utilizzati in scala – ottimizzare costi e tempi dei trattamenti. Il tema da superare in Italia è come sempre la frammentazione regionale in sanità che genera standard diversi e enorme spreco di risorse.

Verso una Open Health in cui i dati valgono oro e le sinergie sono diamanti

In futuro la nostra industria sarà ancora più guidata dalla prossimità al paziente. Viviamo in un’epoca caratterizzata da un flusso enorme di dati che possono fornirci informazioni fino a pochi anni fa impensabili sullo stato e salute del paziente. Per esempio, la raccolta dati basata su wearable devices, applicazioni che permettono di monitorare il corretto uso di farmaci, e l’uso di piattaforme di condivisione dati tra medici per motivi diagnostici favoriranno importanti cambiamenti sull’esperienza del paziente. L’emergenza sanitaria ha in parte accelerato alcuni processi di telemedicina e ricordato la necessità di un modello multidisciplinare dove l’approccio analitico e la collaborazione permette di trovare soluzioni innovative. È ormai evidente la necessità di una collaborazione che integri le figure professionali della medicina con un approccio data driven: l’esperienza dei medici potrà essere potenziata da una buona raccolta e gestione dei dati e dal lavoro di centri di I.A., che puntino a costruire algoritmi intelligenti capaci di creare e riconoscere dei validi modelli predittivi. La condivisione delle informazioni aiuterà a rendere più efficaci e personalizzate le terapie: scienza e tecnologia lavoreranno con un obiettivo comune, prendersi cura delle persone.

Sostenere il trend del Biotech e incontrare il Pharma fra 10 anni

L’industria farmaceutica, in grande ed evidente evoluzione, promuove l’accelerazione oltre all’integrazione delle realtà trasversali: il ruolo delle start-up biotech da tempo è un motore nel settore della salute. Per essere attori in questo scenario di grande trasformazione, abbiamo inaugurato l’anno acquisendo l’azienda Arvelle Therapeutics al fine di espandere la nostra core area dedicata al sistema nervoso centrale ad una patologia delicata e diffusa in tutto il mondo come l’epilessia. L’acquisizione ci ha confermato che le imprese emergenti sviluppano soluzioni innovative ed efficaci: in pochi mesi la nuova molecola per il trattamento dell’epilessia, frutto dell’acquisizione, ha ricevuto l’approvazione dall’EMA per cui, una volta terminato il processo dell’ottenimento della rimborsabilità nei diversi Paesi, potremo dare una speranza alle famiglie di persone con epilessia in Europa (al momento sei milioni).

Allearsi con i centri di eccellenza dell’universo accademico e supportare o allearsi con le migliori startup è la strada per rispondere alle nuove sfide della salute della nostra epoca. Gli ecosistemi innovativi non potranno che beneficiare degli investimenti in incubatori e accelratori di nuove imprese legate alle Life Science, contando su capitali sia di aziende farmaceutiche che di venture capital alla base della crescita del nostro settore. Noi stessi l’abbiamo fatto di recente investendo in Argobio, un acceleratore che punta a diventare un polo di riferimento europeo nella creazione di start-up soprattutto con focus sulle malattie rare e i disturbi neurologici. Sono convinto che sia una strategia win-win di cui vedremo i risultati tra anni, ma su cui è fondamentale puntare adesso. Perché per cambiare le nostre vite oggi, i sogni da soli non ci porterebbero lontano se non agissimo subito e senza indugio.

Pierluigi Antonelli, CEO Angelini Pharma

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