Da IKEA a EDGE strategy, Simona Scarpaleggia nuova ChapterLeader in Svizzera: “Mi piacerebbe costruire il Chapter per poi lasciarlo in eredità”

18 Luglio 2022

Prosegue la serie di interviste ai nostri Chapter Leader all’estero e abbiamo incontrato Simona Scarpaleggia, Chapter Leader ALL in Svizzera.

Lo scorso 19 maggio si è inaugurato il nuovo Chapter Svizzera a Zurigo. Raccontaci le tue impressioni, le emozioni che avete provato e gli obiettivi/propositi che avete condiviso.  

È stato un incontro di grande rinnovamento e ben riuscito perché, grazie alla collaborazione di ALL e dell’Ufficio Alumni di Roma, abbiamo organizzato un evento che ha visto una partecipazione di Alumni molto alta e ben superiore alle aspettative. Per me è stata un’emozione tornare nel mondo Luiss e circondarmi di Alumni. Mi sono laureata in Luiss nel 1983 e ho vissuto prima a Milano e poi a Zurigo; avevo quindi perso un po’ i contatti, ma la community Luiss è davvero molto coesa. Lo scorso 19 maggio più della metà dei partecipanti erano laureati giovanissimi – con meno di trent’anni – pieni di energia e voglia di fare. Il loro entusiasmo sarà prezioso per l’organizzazione dei prossimi eventi del Chapter.

Il nostro obiettivo ora è quello di aggregare e ingaggiare nuovamente anche quei professionisti che sono in Svizzera da tanti anni ma che, a causa dell’assenza di un Chapter, hanno perso i contatti con la Luiss e con l’Associazione Laureati.

All’evento del 19 maggio in molti si sono trattenuti anche dopo l’orario previsto e questo indubbiamente è un segnale positivo: le persone vogliono conoscersi meglio, tenersi in contatto e scambiarsi idee. Il tempo è una risorsa preziosa e a mio avviso le attività di networking lasciate fini a se stesse rischiano poi di avere poco ingaggio. Le attività organizzate attorno a temi di interesse comune o di attualità attraggono molto, ma vogliamo dare agli Alumni anche un tono di spensieratezza, serve equilibrio.

Un Chapter estero serve anche a favorire l’integrazione nel Paese ospitante e il Chapter Svizzera ha iniziato sicuramente con il piede giusto. L’intento è quello di riunirci anche in altre città svizzere, come Ginevra, polo di istituzioni internazionali, Berna e Losanna. Ci muoveremo un po’ con l’organizzazione degli eventi per cercare di coprire il più possibile tutto il territorio e stiamo pensando di aggregare anche degli speakers. Al momento stiamo già lavorando con alcuni Alumni di Ginevra per un evento in autunno e poi a Zurigo con un altro appuntamento sul tema della sostenibilità. Vogliamo rendere il Chapter Svizzera interessante e vivo.

Simona, nella tua carriera internazionale e domestica hai ricoperto tanti ruoli apicali. Cosa rappresenta per te la nomina a Chapter Leader in Svizzera?

Sono rimasta piacevolmente sorpresa e onorata e ho ovviamente accettato molto volentieri questa proposta. Vorrei veramente contribuire a sostenere la comunità degli italiani e dei laureati Luiss in Svizzera perché sono convinta che possano dare e fare molto: questo già succede a livello individuale, è importante però avere anche una comunità di supporto.

Costruire questo Chapter per me è importante perché mi piacerebbe mettere insieme un sistema e poi lasciarlo successivamente in eredità: come è già successo, nella mia carriera, in Italia con Valore D, che ho fondato e di cui sono stata la prima presidente, e anche con una simile associazione svizzera che si chiama Advance. Ne vado orgogliosa perché tutti noi esprimiamo contenuti, energie, competenze e mettere a fattor comune quello che produciamo di positivo è importante, non dev’essere un atto di auto-referenzialità o di narcisismo, ma un atto di generosità.

Abbiamo seguito con interesse e attenzione il tuo intervento in occasione della recente presentazione del Luiss Gender Equality Plan. Vedi dei progressi in termini di gender gap, grazie alle normative adottate a livello europeo e in molti Paesi?

Riesco a vedere un progresso, però è molto lento, a tratti quasi in maniera irritante. Si parla di gender equality da tantissimi anni, ma le cose si sono mosse nella giusta direzione facendo due passi avanti e uno indietro, bisogna continuare a insistere. In maniera ottimistica io credo che più aumenta la percentuale di donne attive nel mondo del lavoro e più sarà facile progredire e arrivare a una situazione di equità.

Parlare di rappresentanza di donne solo a livello di board (e quindi nei consigli di amministrazione di società), poi, è limitato e limitante. Bisognerebbe prima di tutto parlare di genere sottorappresentato e non di genere femminile o quote rosa, che sono più meccanismi di salvaguardia e si basano su una sproporzione che non riflette la percentuale della popolazione di riferimento. Porre un limite di presenza per il genere sottorappresentato significherebbe che, in un prossimo futuro e in un mondo più bilanciato, questo potrebbe diventare un meccanismo di salvaguardia per gli uomini e non per le donne.

I consigli di amministrazione, inoltre, vedono coinvolta solo una piccola parte della popolazione lavoratrice, mentre quello che a me interessa maggiormente – ed è il lavoro di una vita – è il serbatoio di talenti all’interno delle organizzazioni, dove si nota statisticamente che le donne diventano più rarefatte man mano che si giunge alle posizioni apicali. In Italia, infatti, troviamo solo il 3% di amministratrici delegate. Nei board saliamo ad una percentuale del 33%, ma restiamo in ogni caso a qualche centinaio di amministratrici a fronte di svariate migliaia di donne che sarebbero invece coinvolte se si lavorasse sul serbatoio di talenti a tutti i livelli dell’organizzazione aumentando la presenza femminile a livello specialistico, di middle management e di executive.

In ogni caso, accolgo positivamente il messaggio delle quote nei consigli di amministrazione, perché è anche un’occasione per dare visibilità alle donne e alzare l’asticella sui “role model”, al fine di evitare il rischio che possa diventare una percezione inconscia che porti a ritenere “tanto lì non ci si arriva”, sia da parte degli HR che delle lavoratrici che aspirano a posizioni più alte. Se andiamo a guardare le statistiche in tutto il mondo, i paesi che hanno le quote hanno effettivamente più donne nei consigli di amministrazione.

Quali sono in Svizzera le professionalità al momento maggiormente ricercate? Quali sono i settori in espansione, che potrebbero essere di interesse per i nostri laureati?

La Svizzera ha un mercato interessante perché ha un tasso di disoccupazione molto basso, inferiore al 3%, e quindi c’è bisogno di risorse a tutti i livelli, da quelli più operativi a quelli più qualificati. Per gli Alumni Luiss il settore finanziario è sicuramente attraente, oltre che uno dei più importanti del Paese: le grandi società di revisione cercano disperatamente talenti. Un altro settore molto interessante è anche quello degli ESG, dove le competenze sono ancora scarse – o meglio, dove le competenze si stanno costruendo ora – ma gli investitori istituzionali li utilizzano per misurare le aziende le quali, di conseguenza, hanno bisogno di risorse in grado di misurare per loro i benefici dal punto di vista del ritorno degli investimenti. Le competenze sulla misura degli ESG saranno necessarie non solo per i laureati Luiss in Economia ma anche per quelli, come me, in Scienze Politiche o Giurisprudenza.

Come immagini il Chapter Svizzera tra cinque anni?

Vorremmo che fosse uno dei più popolosi, con il maggior numero di membri, e mi piacerebbe che diventasse portavoce non solo della Luiss in Svizzera, ma anche della comunità di Alumni Luiss in Italia e nel mondo. Si può certamente costruire qualcosa di interessante in termini di contenuti, di valori e di riconoscibilità.

Intervista a cura di Rita Gismondi, Avvocato

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