16 Settembre 2024
Che ruolo ha avuto nel tuo sviluppo professionale il tuo percorso di studi alla Luiss? In che modo la formazione ricevuta e le esperienze vissute hanno contribuito al tuo successo attuale?
La Luiss ha avuto un ruolo centrale nella mia formazione, non solo accademica ma anche umana. Oltre alla eccellente qualità dell’offerta didattica, il senso di comunità che si sviluppa in un ambiente come questo è qualcosa che ci si porta dentro per sempre. Inoltre, credo che la differenza la facciano, da un lato, la possibilità di accedere ai profili di specializzazione e focalizzarsi nell’ultimo anno su una specifica materia, e dall’altro l’approccio pratico alle materie del diritto e lo sguardo innovativo che questa università ti spinge ad allenare e ad adottare in relazione anche alle più tradizionali delle professioni, come può essere intesa quella dell’avvocato.
Molti giovani spesso si sentono persi o incerti riguardo al proprio futuro professionale. Quali consigli daresti loro per orientarsi nel mondo del lavoro e raggiungere i propri obiettivi?
Sicuramente quello di vivere ogni ostacolo, ogni fallimento ed ogni porta in faccia come un passo in avanti verso il raggiungimento dei propri obiettivi. Non cedere allo sconforto che prima o poi prende tutti in un momento così delicato come quello dell’ingresso nel mondo del lavoro e non accontentarsi di un percorso che non si sente proprio facendosi prendere dalla fretta. Non temere di rischiare e di andare anche nella direzione opposta a quella che viene canonicamente consigliata, perché non provare a realizzare il proprio sogno significa dichiararsi sconfitti in partenza. Soprattutto, non farsi divorare dalla FOMO, la malattia che nel nostro millennio ha sostituito la noia, perché ognuno ha il suo percorso e spesso scegliere di non seguire la via più battuta può ripagare molto più di quanto immaginiamo.
Guardando al tuo percorso, quali sono state le sfide principali che hai dovuto affrontare e come sei riuscita a superarle? Quali strategie o atteggiamenti si sono rivelati fondamentali per il tuo successo?
Sicuramente al primo posto c’è la diffidenza verso qualsiasi proposta diversa dal “come si è sempre fatto”. Nel mio caso, ho spesso dovuto superare i preconcetti che non solo miei colleghi più anziani, ma anche coetanei nutrivano nei confronti del mio modo di intendere l’avvocatura, coniugandola con la divulgazione. L’atteggiamento che secondo me, alla fine, ripaga sempre è improntato alla audacia ed alla pertinacia, anche se è importante che questi due aspetti non offuschino la nostra lucidità, sconfinando nella presunzione e nell’autocelebrazione. Capisco che sia ironico profetizzare sui rischi dell’autocelebrazione mentre si risponde a una domanda che prende le mosse da un risultato, un percepito “successo”, ma ci credo realmente. Mantenere la propria umiltà è ciò che ci consente di evolverci ed imparare in continuazione, non rimanendo incancreniti sulle nostre posizioni. La chiave sta nell’ascoltare e riconoscere quelli che sono feedback e consigli sinceri, tenendoli ben separati dai moniti e le critiche di chi non è mosso dalla buona fede.
Il riconoscimento di Forbes è un traguardo importante, ma sicuramente ci sono stati altri momenti chiave prima di arrivare a questo. Potresti raccontarci un episodio significativo che ha segnato una svolta importante nel tuo percorso professionale?
Sono state diverse le occasioni in cui ho sentito di essere effettivamente sulla strada giusta, da quando ho pubblicato il mio primo libro con Mondadori a quando testate importanti come il Corriere della Sera o Milano Finanza mi hanno voluta come keynote speaker ai loro eventi, o ancora quando sono stata invitata a Bruxelles dalla Commissione Europea. Nonostante i diversi episodi che hanno rappresentato per me un riconoscimento pubblico, il ricordo più caro che ho è legato alla mia prima consulenza online in assoluto. Avevo appena aperto la mia legal tech e ricordo perfettamente il momento in cui è arrivata la prima prenotazione, da parte di una persona che mi seguiva sui social, e che chiedeva appositamente di poter svolgere la consulenza con me. È stato molto emozionante, non tanto perchè segnalava che l’idea funzionasse, ma perché significava che una persona, per la prima volta, mi aveva vista e si era fidata di me come professionista, affidandomi i suoi problemi e le sue preoccupazioni. Questo è il sentimento che vorrei trasmettere ai miei coetanei ma anche ai più giovani, ossia la fiducia nel fatto che l’età non è direttamente proporzionale alla preparazione o alla professionalità: non dobbiamo aspettare i capelli bianchi per essere riconosciuti come professionisti. Porterò quel ricordo sempre con me insieme alla voglia di collezionarne tanti altri.