5 Febbraio 2025
In questa intervista, l'Alumna Francesca Gori, Managing Director - General Counsel Medio Oriente and Geography Compliance and Corporate Growth Markets Accenture, ci racconta il suo straordinario percorso professionale, le sfide affrontate in contesti internazionali complessi e il valore delle esperienze che l’hanno portata a ricevere prestigiosi riconoscimenti. Un racconto che ispira e sottolinea l’importanza della resilienza, della curiosità e del dare valore alle relazioni, sia personali che professionali.
Cosa ti ha spinto a intraprendere una carriera nel settore legale? Quali sono state le esperienze più significative che hai vissuto fino ad oggi?
Il settore legale mi ha sempre affascinato perché ritengo che le relazioni tra le persone sono le cose che più ti arricchiscono e che la legge riesce spesso a sintetizzare la complessità di queste relazioni. La legge affronta spesso riflessioni su temi complessi, anche talvolta inaspettati, e questo mi stimola tantissimo.
Da piccola, vedevo le grandi imprese multinazionali lungo la strada Pontina che porta a Roma, e pensavo al sogno di fare l’avvocato “business” di una importante impresa. Non sapevo bene cosa veramente significasse, ma era un lavoro che mi attraeva. Spesso dimentico questi pensieri. È bello ricordare che ho realizzato il mio sogno professionale, con il lavoro che svolgo in Accenture e con le opportunità che il mio percorso, iniziato alla Luiss, mi ha portato.
Sono stata la prima a laurearmi in famiglia. Questo traguardo mi fa riflettere ogni giorno su quanto siano importanti gli stimoli e le sfide che la tua famiglia ti permette di affrontare, e mi ricorda di non temere il cambiamento, ma inseguirlo.
Dopo la laurea, ho iniziato in un prestigioso studio professionale a Roma e poi ho continuato la professione di avvocato a Milano per oltre 10 anni, fino a quando sono stata contattata da Accenture per essere assunta come uno dei dirigenti dell’ufficio legale. Da allora, in Accenture, ho svolto la mia attività legale sempre in un contesto internazionale, passando da responsabilità per l’Europa e Latina America sino ad oggi, dove dirigo, dagli Emirati Arabi, l’ufficio legale di Accenture per l’area del ME, Africa ed Asia Pacifico, con un gruppo di circa 70 legali di diverse nazionalità e culture.
Visto che siamo all’inizio dell’anno, e subito dopo le festività, mi piace ricordare un episodio avvenuto durante una lunga e tesa negoziazione lontana da casa, che stavo conducendo con un cliente nel periodo natalizio. Sentivo la necessità di chiedere una pausa per tornare a Milano e assistere alla recita di Natale di mio figlio, ma non mi sentivo a mio agio con quella richiesta, mi sembrava di mostrare vulnerabilità (forse anche come donna e mamma in quanto ero l’unica donna al tavolo di negoziazione). Tuttavia, decisi il giorno prima della recita, di chiedere una pausa. Guess what? Tutti quanti accondiscendenti e anzi preoccupati che non arrivassi in tempo. Subito dopo, il clima della negoziazione è diventato meno teso, permettendo un avvicinamento delle reciproche aspettative nella negoziazione. Questo ricordo mi ha insegnato l'importanza di mostrarsi per ciò che si è, anche con le nostre esigenze personali e difficoltà, e di riconoscere il valore della comprensione umana in tutti i contesti, compreso quello lavorativo. E come diceva Massimo Troisi, "Non ci resta che piangere," ma di gioia, quando troviamo quel lato umano che ci stupisce nei momenti complessi.
Hai recentemente ricevuto molti premi tra cui in Medio Oriente "Middle East Finest General Counsel 2024" nonché Best General Counsel per Consulting in Arabia Saudita per ME e soprattutto il prestigioso "We Award - Women Excellence 2024" da parte del Financial Times e Sole 24Ore. Cosa rappresentano per te questi traguardi e quali aspetti del tuo lavoro sono stati fondamentali per ottenerli?
Ricevere riconoscimenti da organizzazioni di prestigio è sempre un grande onore, soprattutto quando i premi provengono da organizzazioni del tuo Paese. Non sono sicura di sapere veramente cosa mi porti a raccogliere riconoscimenti, ma quello che mi aiuta è l'ampiezza dell'impatto che posso dare nella community professionale, quando faccio l'extra mile anche su aspetti della mia professionalità che non sono quelli per me standard.
Un esempio specifico di impatto è il mio contributo negli Emirati Arabi Uniti, il paese dove vivo da quasi 10 anni, dove insegno agli studenti di legge IP sia per il programma Undergraduate, sia al Master LLM per una prestigiosa università europea. È un impegno che ho oltre al mio lavoro in Accenture, ma che svolgo con dedizione già dal 2019. Spesso, chiedo aiuto a professionisti che vengono anche da altre parti del mondo, di spendere del tempo con gli studenti sul tema dell’IP, affinché ricevano il respiro internazionale e stimoli da diversi background. La curiosità che è alla base dello studio necessita di aperture mentali. L'incontro con tanti professionisti arricchisce l'esperienza educativa e prepara gli studenti a una carriera internazionale. Allo stesso tempo, arricchisce anche chi condivide la propria esperienza, e per me è quasi magico vedere la risposta positiva della rete di relazioni così diverse per cultura ed età, che ho costruito nel tempo e che sposano la stessa passione.
Il tuo ruolo ti porta a operare in un contesto internazionale e complesso come quello del Medio Oriente. Quali sono le sfide principali che affronti e come riesci a superarle?
Ho studiato a Roma da “fuori sede” e già mi sembrava un grande passo che andavo a studiare nella capitale, a circa 100 KM di distanza da casa. Poi ho comunicato a mia mamma che mi sarei trasferita a Milano da Roma.
Ora, sono da quasi 10 anni negli Emirati Arabi Uniti, in un paese dove vi sono persone attorno a me che vengono sia dall’Asia che dalle Americhe, dove il mondo sembra molto piccolo.
Sentire il bisogno di cambiare ed adattarsi continuamente è essenziale. Avere un pizzico di coraggio, anzi quasi di incoscienza sul modo di approcciarsi al nuovo, mi porta ad affrontare nuove sfide. Può sembrare retorico, ma in periodo di grandi cambiamenti, la peggiore cosa che possiamo fare è rimanere fermi. I nostri valori si che sono fermi e ci guidano, ma la curiosità e la determinazione ci portano ad affrontare cose nuove. Spesso, cito un libro che mi ispira molto, "Think Again" di Adam Grant, che cita l’importanza di disimparare o addirittura di affrontare i nuovi ruoli come se fossi un impostore. Questo mi porta ad ascoltare molto e prendere in considerazione i punti di vista delle persone attorno a me, prima di prendere una decisione. Ovviamente, la conoscenza e l’esperienza sono aspetti fondamentali, ma occorre evitare che siano i soli aspetti che ci guidano perché non ci fanno imparare da quello che è attorno a noi.
Operare nel contesto internazionale, e soprattutto in Medio Oriente, presenta diverse sfide, tra cui la comprensione delle diverse culture e dei sistemi legali locali, nonché la gestione di dinamiche geopolitiche in continua evoluzione. Per superare queste sfide, è fondamentale ascoltare, essere disposti ad adattarsi rapidamente e costruire solide relazioni di fiducia con gli interlocutori locali.
In che modo la tua esperienza alla Luiss ha contribuito alla tua crescita professionale?
La mia esperienza in Luiss è stata cruciale. Conoscere persone che veniva da molte parti di Italia, e sentirsi uniti da una passione per fare bene, ha reso il percorso pieno di ispirazioni. La qualità dell'insegnamento e la possibilità di interagire con docenti di grande fama mi hanno fornito una solida base sia teorica che pratica. La Luiss mi ha soprattutto infuso un senso di ambizione e mi ha incoraggiata a perseguire sempre il meglio. Ha consolidato i miei valori fondamentali. Come una volta disse Socrate, "L'educazione è l'accensione di una fiamma, non il riempimento di un vaso" e passa attraverso il dialogo per la consocenza del bene e della giustizia. Grazie alla Luiss, ho imparato che le aspirazioni più grandi possono essere raggiunte con resilienza e curiosità, e che è possibile costruire una carriera fondata su principi solidi e importanti.
Che consiglio daresti ai giovani studenti che aspirano a una carriera internazionale?
Se dovessi dare un consiglio ai giovani che sognano una carriera internazionale, direi: siate curiosi e non abbiate paura di uscire dalla vostra comfort zone. Ogni decisione va valutata attentamente ma non pensate alla decisione perfetta! La perfezione è costosa e talvolta noiosa. Create una rete di contatti professionali e sfruttatela. E questo vale soprattutto per le ragazze: sappiamo fare network, ma spesso non siamo brave ad utilizzarlo.