Intervista a Maria Azzurra Tranfaglia

19 Aprile 2022

Chi acquisisce un bagaglio Luiss probabilmente lo porta sempre con sé; vale per me e vale anche per tutti gli Alumni. Oggi abbiamo il piacere di dialogare con Maria Azzurra Tranfaglia, giurista, laureata Luiss e professionista in ambito legislativo-istituzionale in Australia; Maria Azzurra ci racconterà anzitutto la sua storia, il suo profilo biografico.

Grazie per questa opportunità di dialogo e scambio. Mi presento: sono Maria Azzurra e da una decina d’anni vivo a Melbourne, in Australia, con mio marito e con la nostra meravigliosa bimba, Gabriella. Il mio percorso professionale e di vita è anche il frutto della mia esperienza alla Luiss, ove ho conseguito una laurea magistrale in Giurisprudenza nel 2008. Ho scelto il profilo lavoristico e ho redatto una tesi comparata sulla tutela dei lavoratori durante il trasferimento d’azienda (in Europa e in Australia), sotto la supervisione del Professor Roberto Pessi. Durante l’ultimo semestre ho svolto un periodo di scambio presso l’Università di Melbourne, ottenendo una borsa di studio per ricerca tesi all’estero. Dopo la laurea, ho lavorato a Milano in importanti studi legali con presenza internazionale (Clifford Chance e Toffoletto De Luca Tamajo), dapprima come praticante e successivamente come Avvocato (titolo che ho conseguito nel 2011). Le vicende di vita mi hanno poi riportato in Australia, dove ho vinto una prestigiosa borsa di studio di dottorato in Diritto del lavoro comparato presso la Melbourne Law School (tra le prime cinque Law School al mondo, secondo numerose classifiche internazionali). Durante il dottorato, mi sono avviata alla carriera accademica, sia come docente che come ricercatrice. Le esperienze intraprese mi hanno poi portato a un interessante sbocco lavorativo in ambito governativo, dove mi occupo, tra le altre cose, della stesura di leggi nell’ambito delle politiche per la tutela dei lavoratori. La Luiss è stata sicuramente una finestra importante sul panorama delle opportunità internazionali, a partire dall’esperienza presso le Nazioni Unite nel 2006, sino al programma di exchange in Australia. Io ho saputo cogliere e fare tesoro del respiro internazionale dell’Ateneo. Oggi, ripercorrendo tutte le tappe del mio percorso in divenire, riesco a valutare con lucidità quanto le opportunità offertemi dalla Luiss abbiano influito nella costruzione del mio profilo in ambito giuridico, accademico e governativo. Mi hanno dato quella marcia in più per affermarmi in una disciplina così affascinante e appassionante, ma anche così profondamente legata al contesto locale.

È proprio così. Nello specifico, di cosa ti occupi?

Al momento lavoro nel Dipartimento delle Relazioni Industriali, presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri dello Stato della Victoria. Il progetto principale di cui mi occupo consiste nell’implementazione di policy ed eventuali proposte di legge per la tutela dei lavoratori della cosiddetta “gig economy” (ad esempio, UBER), che sono spesso lavoratori autonomi e non beneficiano delle stesse tutele riservate ai lavoratori dipendenti.

A questo proposito, mi viene alla mente il ruolo del giurista oggi. Come è cambiato nella tua percezione e su quale strada si sta avviando lo studioso dei tempi moderni?

Io vedo il percorso del giurista come in divenire. Gli sbocchi tradizionali permangono, ma c’è molto altro. Personalmente, l’ho testato con l’esperienza sul campo. Dapprima, come avvocato, ho contribuito all’applicazione della legge ai casi pratici. Successivamente, come ricercatrice e, più di recente, come Senior Policy Officer, ho avuto modo di riflettere sul diritto come fonte di risposta alle istanze sociali. Tuttavia, per poter pensare al diritto nella prospettiva de jure condendo, credo sia essenziale essersi cimentati con l’applicazione della legge al caso concreto e, su tali basi esperienziali, costruire le relative politiche, oltre che i programmi applicativi. Faccio un esempio pratico; in passato, mi occupavo in qualità di avvocato dell’applicazione della disciplina della somministrazione dei lavoratori. La tutela e la protezione dei lavoratori a livello europeo sono molto forti, rispetto alla disciplina australiana, che nell’ultima decade è stata alla ricerca di una regolamentazione più adeguata. La mia tesi di Dottorato nasce proprio da questo paragone. E, nel tempo, ho avuto modo di contribuire attraverso i miei scritti alla relativa Inchiesta Governativa sfociata nell’adozione di leggi che garantiscono tutele maggiori sia per i lavoratori somministrati che per gli operatori virtuosi, al fine di favorire un corretto equilibrio del mercato del lavoro. La portata innovativa della mia tesi è stata resa tale anche grazie all’utilizzo del diritto e del metodo comparato, che fornisce al giurista gli strumenti essenziali per comprendere la matrice autoctona di certi istituti e al contempo trovare soluzioni funzionalmente equivalenti, che non avrebbe potuto proporre senza aver ampliato gli orizzonti e aver guardato oltre i confini nazionali.

Affascinante. E il giurista, inoltre, assiste a cambiamenti bruschi e a tempi travagliati, come gli anni di cui siamo stati testimoni.

Esattamente. Nel mio contesto, ho assistito all’elaborazione di leggi e prassi applicate a livello governativo per far fronte all’emergenza COVID-19. I giuslavoristi si sono dovuti cimentare con la stesura di regolamenti relativi a temi importanti come l’obbligatorietà vaccinale e il lavoro ibrido.  In generale, il giurista è alla costante ricerca di soluzioni a problemi nuovi, e si adopera in prima linea nel bilanciamento di interessi delicati, quali la salute pubblica, le istanze individuali e quelle socioeconomiche generali. Si tratta di una tensione  da risolvere con  soluzioni applicative logiche e soddisfacenti per il maggior numero di consociati.

Mi sono a lungo occupato di pensiero critico e di etica, con i miei studenti. Vedo in te un genere di argomentazioni culturali e filosofiche che apprezzo particolarmente.

Il pensiero critico, tipico dell’accademia anglosassone, è fondamentale, specie per il giurista moderno, che contribuisce a creare leggi e cultura legale. Tramite tale metodologia, è possibile individuare le politiche adatte e rinvenire le giuste opzioni di policy. Sono dunque felice che le ragazze e i ragazzi che frequentano il tuo corso abbiano accesso a  metodi di pensiero innovativi e, a mio avviso, preziosi.

Grazie, Maria Azzurra, a nome di tutta la redazione.

Grazie a voi e a presto.

* Le opinioni espresse nella presente intervista sono prettamente personali e non rispecchiano necessariamente le opinioni dell’attuale datore di lavoro dell’intervistata.

Claudio Mattia Serafin, Docente di Deontologia giuridico-culturale e scrittore

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