Intervista a Riccardo Bagaini, veloce in pista e sui libri: “Luiss esempio di inclusion e rispetto della diversity”

23 Novembre 2021

Nato a Sorengo il 12 ottobre 2000 con l’arto sinistro troncato sull’avambraccio, il Luiss Top Athlete Riccardo Bagaini non si è mai sentito diverso. Fin da piccolo, ha vissuto con leggerezza la sua disabilità, abituandosi a superare gli ostacoli e a puntare dritto al traguardo. Innamorato dello sport, ha già una bacheca piena di medaglie, conquistate sulle piste di atletica paralimpica di tutto il mondo. Al suo palmares, spera di aggiungere la corona d’alloro e, vista la sua determinazione, siamo sicuri che accadrà presto.

Riccardo, che rapporto hai con la tua disabilità, nello sport e nella vita?

Da bambino, era qualcosa di cui nemmeno mi accorgevo. Se nasci biondo, per te la normalità è essere biondo, e così era per me che sono nato senza un braccio. Ho sempre avuto l’ambizione di provare a fare tutto, nonostante la disabilità. La pista di atletica è lunga 400 metri per tutti e vince sempre chi arriva primo al traguardo: questo per me è lo stimolo principale.

Quindi, lo sport ti ha aiutato a vivere meglio questa condizione di diversità?

Sicuramente, e in più mi ha dato opportunità diverse: mi ha permesso di correre alla pari con gli altri e di puntare alle Paralimpiadi, che quest’anno mi sono sfuggite per appena 31 centesimi. Senza lo sport, non starei studiando alla Luiss, non sarei un Top Athlete di un ateneo prestigioso.

A proposito, ci racconti la tua Dual Career in Luiss?

Sono al terzo anno del corso in Economia. Purtroppo, a causa della pandemia, non ho potuto frequentare l’Università come avrei voluto. Speravo di viverla da atleta e da studente allo stesso tempo, perché ritengo che sia giusto dare tanto spazio allo sport, quanto allo studio. Ho la consapevolezza che in futuro non sarò più in grado di ottenere certi risultati e, quindi, voglio studiare qualcosa che mi piace e mi interessa per prepararmi alle sfide del domani.

Quanto è difficile conciliare sport e studio? L’Università ti aiuta in questo senso?

Sì, molto. La possibilità di essere seguito da un tutor è l’aiuto più grande che mi garantisce la Luiss. L’Università aiuta noi Top Athletes a performare meglio, sfruttando al massimo il poco tempo a disposizione. Possiamo organizzare il lavoro e ottimizzare il risultato: vince chi programma meglio, non chi studia di più.

Dal tuo punto di vista, credi che la Luiss sia all’avanguardia anche per quanto riguarda l’inclusività?

Indubbiamente, posso dire che c’è la giusta attenzione al tema. Spero che ce ne sia sempre di più, anche dal punto di vista sportivo. Mi piacerebbe che tra gli studenti ci fossero in futuro nuovi atleti con disabilità.

Che tipo di approccio c’è nei confronti della diversità in Ateneo?

C’è accoglienza, c’è un occhio di riguardo, non ci sono pregiudizi né discriminazioni.

Cosa significa per te essere parte della community Luiss?

È un grande onore, ma è anche un bell’onere. Fare parte della community è una responsabilità, perché si rappresenta un’istituzione nota e importante. Bisogna dare tanto, ma si riceve anche tanto in cambio.

Cosa ne pensi dell’Associazione Laureati Luiss? Ti piacerebbe un giorno farne parte?

Questa peculiarità dell’Ateneo è un vantaggio per noi studenti. Si passa tutti dagli stessi banchi, lì si creano i percorsi per il futuro lavorativo, dove i network servono per fare esperienze e avere opportunità. Sono molto contento che ci sia ALL e spero di farne presto parte da laureato.

Quali sono i tuoi obiettivi per il futuro?

Ne ho due a breve termine: laurearmi il prima possibile e poi la qualificazione per i campionati del mondo di atletica leggera paralimpica, che si terranno a fine agosto. Mi impegnerò al massimo per raggiungerli entrambi.

Che consigli daresti a un giovane aspirante sportivo con una disabilità?

Di non farsi scoraggiare dall’impedimento fisico, che può rappresentare un grande problema nell’approcciarsi allo sport. Molte barriere, per fortuna, non esistono più e ci sono tantissime opportunità. Bisogna solo uscire di casa e andarsele a cercare. Il comitato italiano paralimpico è una grande famiglia che accoglie volentieri chiunque.

Virginia Gullotta, Giornalista

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