La presenza femminile nella recente letteratura

16 Dicembre 2021

A proposito delle tematiche di genere e della loro reale applicabilità ai contesti sociali e fattuali, si rileva che autori e autrici di narrativa e saggistica hanno da tempo preso in carico la questione, forse anche prima che questa divenisse di pubblico interesse; si esamineranno di seguito alcuni interessanti esempi.

Anzitutto, parlare esclusivamente del mondo delle lettere non esaurisce il campo d’interesse, dal momento che in una realtà dominata da multimedialità, intrattenimento e approfondimento (ottima e recente commistione), tutti i temi in esame contaminano anche la comunicazione, il cinema, le arti visuali, la scienza, il giornalismo, eccetera. Non è necessario andare lontano con l’immaginazione per trovare figure femminili degne della nostra immediata stima, per non parlare anche di affetto quasi personale. Si pensi soltanto al campo della narrativa pedagogica, o per ragazzi, ove operano grandi autrici, anche di fama mondiale: da Joanne Rowling (fiction speculativa) a Wendy Orr (fiction avventurosa), per citare due eccezionali scrittrici, seppur di ambiti diversi. La prima, in tempi non sospetti, è colei che ha forgiato e gestito in maniera eccellente il grande legendarium di Harry Potter (tutti i volumi sono pubblicati in Italia da Salani), beneficiando dunque di un successo mondiale, che rinviene le sue origini agli inizi del presente secolo (e infatti in questo periodo viene celebrato il ventennale della saga). La Orr, che ha anche sofferto per problemi di carattere fisico, è l’ideatrice di romanzi ad ambientazione tropicale, nei quali sono dunque presenti una forte dose di esotismo e valori edificanti, oltre che strutture brillanti, inconsuete, a volte metaletterarie (si pensi soltanto al celebre Alla ricerca dell’isola di Nim, Nord-Sud, 2008). La trama, tra le altre cose, esamina il comportamento paranoico, ossessivo e terrorizzato di una scrittrice di romanzi d’azione, per vero avventuratasi raramente fuori dal proprio appartamento (!); ciò è particolarmente divertente, se si pensa che incarnare certi ruoli è sempre al di là delle nostre possibilità.

Rimanendo in ambito di formazione e infanzia, la stessa Ursula Le Guin, scomparsa di recente, è colei che ha ideato grandi saghe della speculazione e del fantastico, di chiara derivazione antropologica (era figlia di linguisti), mentre nella sua corposa saggistica, emergono in maniera sottile le sue posizioni femministe, fortemente documentate. Le grandi narratrici hanno infatti spesso attinto alla fonte dell’inconscio, del primitivo (si pensi alla stessa Jean M. Auel) e del mitologico.

A volte, loro stesse divengono oggetto di approfondimento da parte di altri studiosi, e in questo senso basti pensare alle incredibili vite di Mary Shelley, oppure di Agatha Christie, i cui romanzi sono presenti presumibilmente in ogni libreria domestica del pianeta. Marie Benedict si è occupata di tratteggiare la figura della giallista inglese nel suo ultimo Il mistero di Agatha Christie (Piemme, 2021), la quale, ad avviso della Benedict, ha avuto la malasorte di aver sposato un uomo il quale non era alla sua altezza. E così via, con i molti saggi o volumi biografici dedicati a Frida Khalo (C. Bernard, “La passione di Frida”, tre60, 2021), o ad altre donne, artiste, personalità istituzionali che hanno segnato il corso degli eventi.

In questo senso, lo storico Eric Jager si incammina in un terreno più scivoloso, attraverso la descrizione del cosiddetto ultimo duello di Dio (Bur, 2021), svoltosi in Francia nel 1386 tra il cavaliere Jean de Carrouges e lo scudiero Jacques Le Gris; l’oggetto di questa violenta contesa fisica, che si sarebbe conclusa con la morte di uno dei due, è l’accusa di violenza ai danni della moglie di de Carrouges, Marguerite, attuata da Le Gris. Da un punto di vista della storia del diritto, è occasione per analizzare l’istituto del duello ordalico, o di Dio, che aveva valenza giudiziaria; mettendo in gioco il proprio corpo tramite duello mortale, dinanzi al regnante e alla divinità, il vincitore non avrebbe potuto che avere ragione. Ovviamente, se il richiedente giustizia (il marito della donna) fosse stato sconfitto, anche la consorte sarebbe stata privata della vita, tramite il rogo, in quanto colpevole anch’ella; tutto ciò dà la misura oscurantista e spaventosa dell’epoca.

Il recente film di Ridley Scott mette in scena il tutto in chiave attualistica, nel senso che le azioni di Marguerite vengono lette come del tutto moderne, anticipatorie della dignità femminile dinanzi ai silenzi imposti e ai soprusi; Scott dunque utilizza il metodo storico interpretativo, secondo il quale eventi distanti di secoli possono presentare similitudini logiche con questioni di scottante attualità. L’operazione è brillantemente superata dal grande regista; tuttavia, come accennato, si pone un problema di approccio, a monte.

Al momento, la questione femminile (come anche quella del genere, dell’inclusione, eccetera) all’interno dei processi culturali soffre di un eccesso di conflittualità, in questa sede da intendersi come presenza di una dialettica troppo accesa, non in grado di supportare un dibattito organico e teso a fornire proposte chiare, soluzioni, finanche vie d’uscita; anche le più efficaci formule comunicative (dal voler essere stessi/e, sino alla ribellione ontologicamente intesa) presentano un malcelato intento dialogico, o addirittura esplicitamente volto alla creazione di un clima di tensione. Ciò non è corretto o, quantomeno ad avviso di chi scrive, non porta ad alcuna destinazione, dal momento che l’approccio descritto è proprio la prima causa di immobilismo umano, politico, per non dire estetico e scenico. Non a caso, in apertura di questa riflessione si è parlato di letteratura per ragazzi, di pedagogia, ovverosia settori ove è ancora possibile provare meraviglia, estasi, sviluppare l’immaginazione (che è fondamentale per distinguere la fantasia dalla realtà, visitando alternativamente i due possibili mondi); e magari è possibile farlo affidandosi alle grandi capacità delle pensatrici e artiste citate, oltre a quelle di molte altre ancora.

Claudio Mattia Serafin, Docente di Deontologia giuridico-culturale e scrittore

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