L’Alumna Federica Santini vince il Premio Minerva come donna manager d’eccellenza del 2023

5 Dicembre 2023

Federica Santini, laureata in Luiss nel 2007, è oggi Presidente di Trenord s.r.l., Head of International Business Development del Gruppo Ferrovie dello Stato, Presidente di Netinera (seconda società tedesca di trasporto pubblico locale) ed è stata, Membro del CdA di Fincantieri s.p.a.. L’Alumna ha ricevuto il Premio Minerva come donna manager d’eccellenza del 2023 per il suo contributo alla promozione di una cultura inclusiva che valorizza la diversità di genere anche in ambito aziendale.

In che modo questo riconoscimento ha influenzato la percezione della sua carriera e dei traguardi raggiunti?

Ricevere il premio Minerva ha rappresentato per me un momento importante, ricco di gioia, di soddisfazione: un momento per riflettere, a 40 anni, su quello che ho fatto professionalmente, ma anche sul molto che ancora posso e devo fare. Sono fiera di aver avuto l'opportunità di apportare il mio contributo al dibattito sull'inclusione femminile, grazie anche alle responsabilità che ricopro all'interno delle aziende in cui sono impiegata. Noi donne tutte dobbiamo ambire a ricoprire posizioni in cui possiamo fare la differenza, non solo per noi stesse, ma per tutte coloro che fanno o vogliono far parte della forza lavoro: non servono le donne nei cda se non si preoccupano anche di tutte le altre donne lavoratrici.

Ci sono elementi distintivi della formazione ricevuta in Luiss che hanno impattato positivamente sulla sua carriera? In particolare, quali aspetti dell'esperienza accademica in Luiss ritiene siano stati fondamentali per il suo successo professionale?

Nel periodo in cui ero studentessa in Luiss il tema della diversità di genere non era nell’agenda del dibattito, della politica, in quella delle aziende e, di conseguenza, anche in quella del mondo accademico, o perlomeno lo era molto meno di oggi. Luiss ha costantemente incarnato un ambiente profondamente inclusivo, nonostante dall'esterno potesse persistere il pregiudizio che si trattesse di una università d'élite. Non non ho mai avuto questa percezione, l’inclusione era un fatto in Luiss anche prima che diventasse un tema così dibattuto. E questo valeva per il gender così come per altri temi legati alla diversità. Certamente la mia formazione in Luiss ha avuto un ruolo determinante nel mio percorso professionale e ha due grandi meriti: il primo è lo storico legame di Luiss con il mondo delle imprese, grazie a Confindustria. Una forza il cui impatto positivo per il mio mindset di professionista di cui ho colto la pienezza solo una volta laureata, credo. Il secondo elemento è incarnato dallo spirito fondamentale che ispira gli alumni, ovvero la forza del network. Nelle aule di Viale Pola ho trovato una rete di supporto professionale, ma anche alcuni di quelli che a tutt’oggi sono i miei più cari amici.

In qualità di donna manager, si è sentita valorizzata come tale durante il suo percorso accademico in Luiss? 

Nel mio corso, come credo accada spesso, le donne erano mediamente più brave degli uomini. Il problema subentra dopo, dati alla mano. Siamo migliori negli studi, ma ad un certo punto qualcosa cambia. Le donne non diventano meno brave, ma i percorsi di vita spesso mal si conciliano con quelli della carriera. Questo è un tema che mi sta molto a cuore, per cui credo che dobbiamo valorizzare le qualità distintive dell’essere donna e non comprimerle pensando che questo ci renda manager migliori: e poter permettere a tutte di vivere gli elementi distintivi del nostro essere donna -e non parlo solo della maternità- senza che compromettano il nostro percorso professionale.

Guardando indietro agli anni trascorsi in ateneo, quale è il primo ricordo che le viene in mente? Ci sono esperienze specifiche, lezioni o momenti che hanno lasciato un'impronta significativa nel suo percorso formativo?

Uno dei ricordi più emozionanti è il mio primo ingresso nel Campus e nelle aule di Viale Pola. Per un verso, avvertivo un senso di smarrimento, ma mi sentivo “grande”, mentre, per l'altro, mi rendevo conto di essere entrata in qualcosa di notevole, qualcosa che avrebbe fatto la differenza, per me. Guardavo con occhi sognanti quella sede in tutta la sua imponenza e maestosità. Certamente un altro ricordo magico è collegato alla cerimonia di laurea nell’iconica Sala delle Colonne.

Cosa significa per lei essere una Laureata Luiss? Come descriverebbe l'identità e i valori condivisi dalla comunità di laureati Luiss, e in che modo questo senso di appartenenza ha contribuito al suo percorso professionale e al conseguimento di questo prestigioso premio?

Quando si tratta del nostro ateneo mi sento sempre a casa e sono contenta di aver mantenuto, negli anni, i contatti con “mamma” Luiss, anche grazie ad alcune felici collaborazioni con la Luiss Business School. Credo che ciò che accomuna  noi laureati Luiss sia la voglia di distinguersi, ma mantenendo sempre attiva una forte componente umana ed empatica.

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