L’impatto della pandemia su diplomazia e cooperazione: una testimonianza dalla Cina

27 Ottobre 2020

I cinesi, nello scrivere la parola “crisi”, usano due caratteri: uno significa “pericolo” e l’altro “opportunità”.

Nel 2020 cade il 50mo anniversario dei rapporti fra Italia e Cina. È stato un anno difficile per via dell’emergenza sanitaria internazionale, ma anche un anno di lezioni apprese, solidarietà reciproca senza precedenti fra i due Paesi, collaborazioni di nuovo tipo innescate e, per noi diplomatici italiani in Cina, sfide e metodi di lavoro differenti da quelli cui eravamo abituati.

Il tema è ampissimo, ma volendo provare a sistematizzarlo, si possono individuare tre principali aree di cambiamento, secondo gli schemi di quella che definirei quasi una “disruptive innovation”, destinata a lasciare un solco profondo nella società e al tempo stesso una traccia per il lavoro futuro.

Le titolerei: Diplomazia della Sostenibilità; Diplomazia della Salute (e Digitale); Nuova Diplomazia Economica nella ripresa post-pandemica (nuovi modelli di Business e Supply Chain).

Diplomazia della Sostenibilità

Non ereditiamo la terra dai nostri antenati, la prendiamo in prestito dai nostri figli”.

È un detto indiano tristemente tornato in auge in quest’anno di pandemia, che noi per primi abbiamo adottato come “mantra” nei tanti eventi italiani organizzati in Cina per rimarcare l’impegno del nostro Paese in tema di sostenibilità.

Per un Paese come l’Italia (patria di biodiversità, ai primi posti in Europa per consumo di energie rinnovabili e percentuale di riciclo di rifiuti, Paese col più alto numero di Siti UNESCO al mondo e più alto numero di Indicazioni Geografiche in Europa, “Paese più sano al mondo” nella graduatoria Bloomberg, ecc.), il rispetto per l’ambiente e la vocazione alla sostenibilità sono quasi un tratto identitario, e al tempo stesso una priorità che ne guida l’azione di politica estera.

La pandemia da COVID-19 ci ha ricordato quanto sia importante il rapporto fra uomo e natura, quanto cruciale sia il ruolo dell’umanità per l’equilibrio del nostro pianeta. Durante il lockdown in Italia, le foto della fauna ittica nei canali di Venezia, o dei delfini tornati a ripopolare le spiagge di Cagliari, sono immagini eloquenti che rimarranno a lungo nella memoria collettiva.

Per questo, la diplomazia italiana in Cina quest’anno ha riaffermato con ancor maggiore vigore il suo impegno verso la sostenibilità, lavorando per un rafforzamento delle collaborazioni bilaterali con Pechino in questo campo (a livello commerciale, accademico, scientifico, e non solo).

Fra i molti eventi che abbiamo organizzato o sostenuto, anche in un’ottica di “promozione integrata” delle aziende italiane nel settore ambientale che esportano in Cina o già basate in questo mercato con joint venture e/o propri stabilimenti produttivi: il Seminario “Sustainable Technology, Mechanics and Mobility” con il sostegno della prestigiosa Tongji University; l’evento di premiazione delle aziende cinesi del tessile e della moda sostenibili “Green Carpet Fashion Award” (con l’intervento video-registrato del Presidente del Consiglio Conte); i “mercati della terra” di Slow Food China a Shanghai; la donazione di un albero di ulivo da parte del Consolato italiano a Shanghai in favore del Liceo Caoyang di Shanghai (dove si studia l’italiano come lingua curriculare) per educare alla sostenibilità giovani e meno giovani.

Alcuni di questi eventi, inseriti nel calendario ufficiale del Festival dello Sviluppo Sostenibile dell’ASVIS in Italia in corso in queste settimane, hanno fornito l’occasione per anticipare le priorità della Presidenza italiana del G20 (Public Health, People, Planet, Prosperity) a partire dal 1 dicembre 2020, con  l’obiettivo di promuovere un rilancio dell’economia mondiale secondo logiche “più verdi”.

La nostra Presidenza del G20 coinciderà nel 2021 con la concomitante co-Presidenza Italiana della COP26 (United Nations Climate Change Conference) insieme con il Regno Unito. In questo contesto, l’anno prossimo ospiteremo a Milano l’evento “Youth4Climate: Driving Ambition”, per stimolare un coinvolgimento e un ruolo attivo delle nuove generazioni, che sono il futuro del pianeta.

Tale impegno dell’Italia in sede multilaterale si affianca a quello sul piano europeo, per l’attuazione del “Green Deal” lanciato dalla Commissione Europea.

Diplomazia della Salute (e Digitale)

Nei mesi più bui della pandemia in Italia a inizio anno, abbiamo messo in campo il più imponente “ponte-aereo” mai realizzato fra Italia e Cina, per far arrivare ai nostri Ospedali ed Enti italiani tutti gli aiuti possibili. Solo da Pechino, la nostra Ambasciata ha organizzato 12 voli ognuno da 25 tonnellate, fra donazioni e forniture di ventilatori polmonari, mascherine ed altri protettivi.

Il ponte-aereo toccò praticamente tutte le maggiori città cinesi, anche per trasportare in Italia medici cinesi ed esperti nella gestione della pandemia.

In quella che sentivamo essere una corsa contro il tempo, mentre i media diffondevano i numeri dei decessi e contagi da COVID in Italia, la rete diplomatico-consolare in Cina lavorava 24 ore su 24 senza mai chiudere i propri Uffici, facendo da punto di raccordo fra Amministrazioni ed Enti italiani, donatori e fornitori cinesi, Dogane.

Una nostra precisa responsabilità dalla Cina per l’Italia era anche raccontare quello che si stava facendo qui per contenere la diffusione del virus, così da ispirare i “policy makers” italiani. Si trattava purtroppo in gran parte di schemi difficilmente ripetibili: qui ogni cittadino è tracciato con diverse App e deve mostrare usando il proprio cellulare un “QR code” della salute (che usa tre colori, come un semaforo). Il codice della salute era e continua ad essere richiesto all’ingresso di qualsiasi ufficio, negozio, supermercato, farmacia, mezzo pubblico. Chi non possiede un codice di colore verde, non può praticamente spostarsi da casa propria. In caso di codice giallo (persona negativa al virus ma che ad esempio ha viaggiato nello stesso treno/aereo con persone poi risultate positive) oppure di colore rosso (persone positive al COVID), è sufficiente un referto di tampone negativo per far tornare il proprio codice di colore verde, e ciò avviene in automatico ed in tempo reale in quanto le cliniche qui sono collegate a un unico cervellone informatico.

Un altro codice QR veniva richiesto obbligatoriamente nei mesi di picco dell’emergenza in Cina: era quello che tracciava tramite GPS gli spostamenti delle persone (venivano quindi immediatamente rintracciate quelle a rischio potenziale). Ogni giorno venivano pubblicati su Wechat gli indirizzi e i luoghi dove erano transitate persone risultate positive al virus. Oltre ai controlli satellitari, altrettanto capillari erano i controlli fisici in città attraverso telecamere e pattugliamenti di polizia, con pene severissime e immediatamente efficaci per chi violava la quarantena o nascondeva i sintomi del virus.

Questo impressionante livello di digitalizzazione dell’emergenza – in questo l’esperienza cinese è un unicum nel panorama mondiale – ha ispirato anche il lavoro del Consolato italiano a Shanghai (un punto questo che affronterò fra un attimo).

Negli stessi mesi, è stato simile il nostro sforzo in termini di assistenza consolare a tante famiglie italiane rimaste separate per le note misure restrittive di prevenzione pandemica e la penuria di voli internazionali, ma anche la nostra assistenza alle tante aziende italiane in Cina che vivevano drammatiche ripercussioni economiche (aiutandole ad accedere ai capillari aiuti, quali sussidi e sgravi fiscali, previsti dal Governo cinese per le aziende straniere).

Un ulteriore successo diplomatico è stato per l’Italia vedersi autorizzata (unico insieme ad altri due Paesi stranieri) la possibilità di operare voli charter speciali per il rientro degli imprenditori italiani in Cina. Sotto il coordinamento dell’Ambasciata a Pechino, la Camera di Commercio Italiana in Cina è riuscita ad effettuare tre voli in collaborazione con la compagnia italiana NEOS riportando “a casa” centinaia di italiani residenti in Cina.

Ho personalmente accolto uno di questi voli all’arrivo a Nanchino. Con me in aeroporto, diversi genitori che scoppiarono in lacrime nel rivedere i figli (dietro un vetro) dopo lunghi mesi di separazione. Trascorremmo alcuni giorni a Nanchino per dare assistenza nell’hotel designato per la quarantena collettiva dei passeggeri del volo (fra cui erano presenti molti bambini, una donna in gravidanza e alcuni diversamente abili).

Come Chapter Leader della Associazione Alumni Luiss a Shanghai, promossi in una semi-deserta Shanghai in lockdown, un piccolo evento in Consolato con gli amici cinesi di ALL, in sostegno alla raccolta fondi Luiss per donare un’ambulanza all’Ospedale Spallanzani di Roma. La loro solidarietà mi commosse nel profondo.

In quei difficili momenti per tutti noi, anche la diplomazia ha abbracciato, mutatis mutandis rispetto a quanto fatto nel settore privato, molti strumenti di lavoro e di comunicazione digitali/virtuali. Come voi che mi state leggendo, anche io ho perso il conto dei “webinar” che ho organizzato o cui ho partecipato.

Nella dinamicissima Cina di oggi, dove la digitalizzazione dei servizi alla cittadinanza è già una realtà da anni (esistono App governative di ogni tipo, anche per la gestione delle file in ospedale), il nostro Consolato era già all’avanguardia quale primo Consolato straniero ad aver lanciato nel 2019 un “Mini Program” su Wechat (maggiore piattaforma di messaggistica e servizi cinese con oltre 1 miliardo di utenti), che offre un ulteriore strumento di comunicazione con il Consolato e fornisce molteplici servizi per la comunità in modo interattivo.

Oggi un cittadino italiano residente in Cina Orientale, non deve più scrivere una e-mail per avere un appuntamento ad esempio col Console Commerciale, ma può  farlo con un click dal proprio cellulare. Idem in caso di perdita di passaporto, registrazione di una nascita, e molti altri servizi.

Durante la pandemia, l’importanza di raggiungere tempestivamente la collettività italiana con avvisi urgenti si è resa per noi ancor più imperativa. Per questo abbiamo deciso, in un mondo come quello cinese dove i siti internet sono stati superati dai mini-siti Wechat, di attivare una nuova funzione nel nostro Mini Program: si tratta di un servizio di notifiche “pop – up” invasive, cioè che compaiono in cima alle chat degli utenti come messaggi di “news alert”. Potremo così raggiungere con un “click” buona parte dei circa 7.000 connazionali italiani residenti a Shanghai e in Cina orientale, facendogli arrivare in pochi secondi le comunicazioni più importanti (lanceremo il servizio a fine 2020).

Anticipando un po’ i dossier economici che tratterò nel mio terzo punto: l’emergenza sanitaria con le sue regole di distanziamento sociale, ha anche cambiato le forme delle partecipazioni fieristiche o della diplomazia economica. Quest’anno per la prima volta il “Business Forum Italia-Cina” si è svolto in modo virtuale, mentre diversi sono già gli esempi di partecipazione fieristica “online” impostati dall’Italia in Cina negli scorsi mesi. È stata questa un’altra strategia che abbiamo usato per adattarci e rispondere alle nuove forme e regole del business del post-pandemia.

Nuova Diplomazia Economica nella ripresa del post-pandemia (nuovi modelli di Business e Supply Chain).

Come la pandemia ha cambiato il mondo degli affari in Cina (e nel mondo)?

Come coglierne le opportunità?

Come accedere agli strumenti di sostegno messi in campo dal Governo italiano?

Prima di darvi la mia “ricetta” per gli affari in Cina nel post-pandemia, vorrei fare due premesse di natura economica: una sulla Cina in generale, e una su Shanghai e partire da un dato.

In primo luogo, come il “mio” Ambasciatore (Ambasciatore d’Italia in Cina, S.E. Luca Ferrari) non si stanca di dire: la Cina è e sarà il mercato di riferimento per il post-pandemia. È il primo mercato che ha ripreso a crescere, con gli indici di produzione manifatturiera tornati al livello dello stesso periodo del 2019, sostenuti da un massiccio piano di investimenti pubblici in infrastrutture. Secondo la Banca mondiale, nel prossimo decennio un terzo della crescita mondiale sarà riconducibile alla Cina, per un terzo all’area OCSE, e per un terzo al resto del mondo (inclusi India e Brasile). Sono dati impressionanti.

Un flash geopolitico: il Consolato Italiano a Shanghai è competente anche per le Province dello Anhui, Jiangsu e Zhejiang: un territorio di 225 milioni di abitanti, con una superficie di 349.740 kmq, un PIL di circa 3000 miliardi di euro nel 2019.  Si tratta di un’area estesa quanto la Germania, che supera la popolazione del Brasile, con un PIL più elevato di Francia o Regno Unito.

Poi, vorrei attirare l’attenzione sui alcuni dei tanti primati vantati da Shanghai. Città più popolosa della Repubblica Popolare (con oltre 24 milioni di abitanti) con la rete metropolitana più lunga al mondo, più grande economia urbana di tutto il Paese (PIL cittadino di circa 493 miliardi di Euro nel 2019), ai primi posti per la attrazione di IDE in tutta la Cina. Primo porto al mondo per volume di container movimentati (più di Hong Kong, più di Singapore), terzo aeroporto al mondo per volumi cargo. Quale prima città cinese a creare un’area di libero scambio di questo tipo, Shanghai ospita l’imponente Pilot Free Trade Zone (ampliata da ultimo nel 2019 raggiungendo un’area complessiva di oltre 240 kmq). Shanghai e le sue zone limitrofe rappresentano l’area di maggiore concentrazione di aziende italiane in Cina: sono oltre 1200 quelle mappate dal Consolato Generale. Nel settore finanziario, Shanghai è stata la prima città cinese a stabilire nella sua Borsa Valori un “Sci-tech innovation board” (STAR Market), che vorrebbe porsi in concorrenza al Nasdaq della borsa di New York. A ciò si aggiunge una notizia di poche settimane fa: secondo l’influente Global Financial Centers Index 2020, Shanghai è salita di una posizione divenendo il terzo maggiore centro finanziario mondiale dietro a New York e Londra (e superando Tokyo che scende al quarto posto). Questa notizia sembra testimoniare l’esistenza di quel processo descritto da alcuni osservatori come lo “spostamento del baricentro finanziario globale” verso l’Asia.

Fatte queste due premesse, giungo a un dato collocato temporalmente al momento in cui vi scrivo: nel difficile contesto economico globale dettato dalla pandemia, la maggioranza delle aziende italiane nella Repubblica Popolare sta rapidamente assorbendo i contraccolpi commerciali e di bilancio sperimentati nei mesi di emergenza sanitaria in Cina, raggiungendo gli stessi livelli di vendite (e in alcuni casi superandoli) conseguiti nello stesso periodo del 2019.

In molti si chiederanno come questo “miracolo economico” sia possibile.

Al successo commerciale delle nostre aziende in questo mercato (fra cui: boom di vendite di auto sportive italiane; ottimi affari per le aziende di macchinari e componenti, software e circuiti integrati; fatturato in crescita per molti marchi di lusso), si affianca una dinamica intensa di nuovi e qualificati investimenti italiani in Cina per servire il mercato cinese e asiatico, ma anche di partecipazioni dell’Italia quale ospite d’onore o principale Paese partner di fiere ed eventi promossi da Autorità o altri enti cinesi.

Da ultimo ricordo la cerimonia di posa di prima pietra del nuovo stabilimento dell’azienda italiana SPAL a Changzhou e la firma della joint venture per il primo stabilimento produttivo del leader mondiale del medicale Diasorin a Shanghai. Sotto il secondo profilo, l’Italia e’ in queste settimane il Paese protagonista delle maggiori manifestazioni sull’industria e sul vino della Cina (a settembre la CIIF di Shanghai, ovvero la maggiore fiera dell’Industria della RPC; Wine to Asia a Shenzhen in novembre; Roadshow Vinitaly in varie citta’ della Cina), o è stata prescelta quale maggiore Paese partner straniero di grandi eventi organizzati dalle Istituzioni cinesi (fra gli altri: International Day di Hangzhou; Culture and Tourism Festival di Shanghai, per la prima volta lanciato all’interno dell’outlet italiano Florentia Village di Shanghai).

È ben evidente in tali risultati, l’azione di sostegno ed accompagnamento da parte delle Istituzioni italiane (fra gli altri: Patto per l’Export, nuovi strumenti finanziari di sostegno all’internazionalizzazione attraverso SACE-SIMEST, lancio del Portale Export.Gov.it: tutti strumenti che consiglio di consultare), e della rete diplomatico-consolare nella RPC che ha saputo compattare le energie e le risorse di tutte le articolazioni del Sistema Italia in loco, promuovendo un lavoro quotidiano di squadra fra Ambasciata, Consolati, ICE, SACE-SIMEST e Camera di Commercio Italiana in Cina-CCIC.

Proprio nell’annus horribilis della pandemia, la Camera italiana in Cina è riuscita a incrementare la sua base societaria da 380 a oltre 500 aziende socie, come a dire: nei momenti difficili, l’opportunità di fare squadra è ancor più evidente.

Tale azione camerale in raccordo con la rete diplomatica, non è intesa ad esclusivo beneficio delle aziende italiane in Cina, ma è uno strumento che ha positivi e significativi riverberi anche per le case madri in Italia ed in generale per le nostre aziende esportatrici i cui beni e servizi sono incorporati nelle produzioni domestiche.

Qui, l’esempio di scuola è la citata partecipazione italiana alla maggiore fiera internazionale dell’Industria della Repubblica Popolare, la CIIF di Shanghai lo scorso settembre.  Ci chiedevamo: come impostare una partecipazione fieristica credibile, in un contesto come quello attuale di fortissimi restrizioni ai viaggi, quarantene? Di qui, l’idea: facciamo una fiera… con chi è già in Cina. Qui sono basate aziende italiane di assoluta eccellenza che producono. Fra di esse, selezioniamo quelle che adoperano una alta percentuale di export italiano in Cina per realizzare quelle produzioni. In questo modo, aiutiamo indirettamente le case madri italiane che producono in Italia e creano occupazione nel nostro Paese. Il risultato è stato superiore alle aspettative e la nostra partecipazione è stata coronata da un inatteso, indiscusso successo (politico e commerciale). Abbiamo portato in fiera ben 58 aziende italiane (siamo stati il maggior Paese straniero rappresentato per numero di aziende, più di Germania e Francia, più di Giappone) di cui 47 riunite in un Padiglione Nazionale coordinato dalla Camera italiana con il sostegno di ICE Agenzia e di tutto il Sistema Italia. NB: Si trattava di eccellenze industriali ad alto livello di integrazione nelle catene di fornitura locali e votate a servire il mercato cinese ed asiatico.

Giungo qui alle lezioni apprese e alla “ricetta” per gli affari nel post-pandemia.

È opportuno basarsi qui con nuovi modelli di presenza produttiva (produrre “in Cina per la Cina” inserendosi nel “doppio ciclo economico” o “doppia circolazione” teorizzata dal Presidente Xi; integrarsi nelle catene di fornitura cinesi; concentrarsi sui settori innovativi e non inquinanti), piuttosto che con i vecchi modelli di delocalizzazione produttiva. Necessario presenziare questo mercato con una visione di lungo periodo, attraverso investimenti duraturi e non “spot”, stringere partnenariati/joint venture con attori cinesi (anche istituzionali e quindi grandi aziende di Stato, con l’accompagnamento della rete diplomatica nella RPC), sia per B2B che per B2C.

Il mercato è promettente per: macchinari; farmaceutico/medicale; software, IT e circuiti integrati; soluzioni ambientali ed energie pulite; moda, design e vendite al dettaglio, sempre con un focus sull’e-commerce; servizi (digitale, assicurativo, asset management); start-up innovative (solo per quelle gia’ abbastanza strutturate).

Quanto sopra, perché la pandemia con tutte le conseguenti e inevitabili sfide poste al commercio internazionale (peraltro sullo sfondo delle note tensioni commerciali fra Washington e Pechino), ha messo a rischio le catene di fornitura globali determinando fenomeni come quello del decoupling, che conosciamo, e in Cina in particolare una nuova politica di “messa in sicurezza” della sua supply chain, resasi ancor più cogente dopo la teorizzazione della “doppia circolazione” del Presidente Xi Jinping che citavo sopra.

Tale dottrina, intesa come dialettica fra la circolazione economica internazionale e quella domestica, con la necessità di puntare più su quest’ultima nella fase di incertezza pandemica e di dispute commerciali),  costituirà verosimilmente uno dei punti focali e pilastri ideologici del XIV Programma Quinquennale cinese che sarà varato nel 2021.

In sintesi, a determinare gli scenari positivi o negativi per le aziende italiane in Cina è essenzialmente il loro modello di presenza industriale: a beneficiare della ripresa in questa fase sono le aziende che hanno qui localizzato la catena di fornitura/sono inserite nelle catene di fornitura cinesi, che hanno localizzato qui i propri manager italiani e che si sono basate nella RPC per servire essenzialmente il mercato locale. Parliamo di aziende che sono qui presenti secondo i nuovi modelli di sviluppo quindi, e NON di aziende che hanno operato mere delocalizzazioni produttive per sfruttare i bassi costi di produzione (che in Cina ormai non esistono quasi piu’) e per riesportare in Italia, Europa e mercati occidentali.

Concludendo, mi ricollego a quanto scrivevo in apertura a proposito del carattere “crisi” nella lingua cinese, per ricordare le parole di due maestri che mi ispirano. Il primo è Jean Monnet: “Le persone accettano il cambiamento solo se ne avvertono la necessità, e ne avvertono la necessità solo se si trovano di fronte a una crisi”.

Il secondo è Daisaku Ikeda: “Le esperienze più difficili sono un’opportunità per approfondire la conoscenza di noi stessi”. Credo che la pandemia abbia innescato esattamente questi processi, invitandoci a un esame di auto-coscienza collettiva e spingendoci ad abbracciare un cambiamento profondo e dirompente per la sopravvivenza della nostra civiltà e del pianeta. Credo che questa sia una nuova, precisa missione anche per la diplomazia.

Ludovica MurazzaniDiplomatico (Consolato Generale d’Italia a Shanghai) e Chapter Leader Shanghai 

Il presente articolo è scritto a titolo personale esclusivamente in qualità di laureata Luiss e non rappresenta la posizione ufficiale del Governo.

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