L’Irlanda attraverso gli occhi della comunità Luiss

18 Febbraio 2021

Più di un secolo è trascorso da quando James Joyce pubblicò nel 1914 “Gente di Dublino” e la capitale dell’odierna Repubblica d’Irlanda divenne il paradigma di un tempo sospeso della storia. Ho pensato potesse essere interessante iniziare questo contributo con un tale riferimento, perché oltre la critica e il biasimo, “The Dubliners” è anche la manifestazione di un legame strettissimo tra una persona e un luogo. E’ poi molto moderno, perché cela l’alle volte conflittuale rapporto con le proprie origini e la possibilità di trasformarlo nel tratto distintivo di percorsi e opere straordinarie.

Molte altre storie sono state raccontate da allora e l’Irlanda è certo cambiata. Per fornire un dato su tutti, nel 2020 il Paese si è posizionato al secondo posto nella classifica mondiale stilata dal Programma per lo Sviluppo delle Nazioni Unite sull’Indice di sviluppo umano (ISU)[1] dietro solo alla Norvegia e davanti a Stati storicamente ancorati al podio quali Svizzera, Svezia e Paesi Bassi. L’ISU è un indicatore di sviluppo macroeconomico calcolato tenendo conto di differenti fattori, quali le aspettative di vita, l’istruzione e il PIL pro capite[2]. Un tale risultato è certamente il prodotto di un programma sociale ed economico condiviso che negli anni ha avuto l’obiettivo di trasformare il Paese da rurale in eccellenza nei servizi. Dagli anni ’80 del secolo scorso, infatti, l’Irlanda si è resa protagonista di una storia di forte crescita e sviluppo, diventando ben presto la tigre “celtica”, sorella di quelle asiatiche, hub europeo finanziario, tecnologico e d’innovazione di primaria rilevanza. Ha continuato poi a rafforzare il suo ruolo di ponte verso le Americhe e da paese profondamente segnato da una difficile e sofferta storia di emigrazione verso quella e altre terre, è diventato un catalizzatore di talenti da tutto il mondo e un grande incubatore d’imprenditorialità giovanile.

In gaelico, Dublino è chiamata Baile Átha Cliath che significa “città del guado” o “stagno nero”, nome attribuito all’epoca dell’occupazione vichinga poco dopo il 1000 D.C., forse per la presenza del fiume Liffey che attraversa la città e forse anche per le famose e massicce precipitazioni atmosferiche che caratterizzano la capitale irlandese così come tutto il resto del Paese. Una descrizione non troppo lontana dai colori che Joyce dipingeva nella sua “Gente di Dublino”. A vederla oggi, tuttavia, la capitale dell’Irlanda è una città che ha saputo riscattarsi, non senza difficoltà, e cambiare profondamente la sua immagine anche da un punto di vista urbanistico e architettonico, simbolo di un intero Paese in trasformazione. Abitata da giovani professionisti, ricercatori e studenti provenienti da tutto il mondo, sede dei quartieri generali dei principali colossi tech mondiali, ma anche di importanti centri di ricerca in seno alle sue università (dal Trinity College di Dublino all’Institute of Technology di Cork nel sud dell’isola, dove Apple ha i suoi data center), l’Irlanda ha cercato di (ri)-scrivere un’altra storia di se stessa. Ha cercato inoltre di pianificare uno sviluppo “distribuito”, evitando di concentrare il benessere, la crescita e le opportunità economico-sociali in un’unica città e creando poli specializzati attorno ai principali centri urbani e università del Paese. La “Gente di Dublino” ha iniziato a fare ritorno in patria, attratta dalle opportunità che si sono venute a creare negli anni. Questa storia non è certo stata priva di difficoltà. Il passato ancora molto prossimo e disseminato di episodi di violenze e scontri con il Nord è ancora vivido nei ricordi di tutti. L’attento viaggiatore che visita queste terre percepisce tuttora una frattura nella sua gente e nei suoi luoghi, ad esempio attraversando il confine da Derry o arrivando ai murales di Dublino o East Belfast lungo le Peace Lines

In questo Paese la comunità Luiss si è profondamente radicata già dalla fine degli anni ’90. Molti sono gli Alumni che hanno fatto di Dublino la propria città e che lavorano nei vari settori distintivi e caratterizzanti l’economia di questo Paese: dal tech alle start-up, dalla finanza all’università e alla ricerca. Il Chapter Dublin è nato così dalla volontà comune dei laureati Luiss di ritrovare il senso di appartenenza all’ateneo e ai ricordi più o meno lontani dei nostri studi e soggiorni romani. Costituitosi recentemente, alla fine del 2019, è forte di una comunità attiva che conta a oggi circa 70 membri, un numero sempre in crescita, forte dei nuovi arrivi nel Paese da parte di laureati Luiss junior e senior anche nei recenti tempi di pandemia. Seppur giovane, il Chapter ha all’attivo diversi eventi (online, in questa contingenza) con i quali cerca di fornire agli Alumni in Irlanda e nel mondo uno spaccato della realtà locale, non ultimo l’evento in programmazione il prossimo mese di marzo sulla cyber-security e le sfide in questo settore viste dalla prospettiva di uno Stato che punta a diventare l’eccellenza EMEA per la gestione dei dati.

Sperando di poter presto (ri)-avviare quei progetti che la pandemia non ha reso a oggi possibili, incluso il formale evento inaugurale, come Chapter continuiamo a lavorare per mantenere alto il coinvolgimento nelle attività dell’Associazione e per fornire sempre la nostra prospettiva e il nostro contributo, coniugando passato universitario romano e presente di adozione irlandese e cercando di aprire da laureati Luiss una “finestra” da Roma su Dublino e l’Irlanda. 

Martina Cocciolillo, Avvocato, Legal Counsel – Products and Global Fund Distribution presso Amundi Ireland Ltd. e Chapter Leader ALL Dublin

[1] United Nations Development Programme, 2020 Human Development Index Ranking http://hdr.undp.org/en/content/latest-human-development-index-ranking.

[2] United Nations Development Programme, Human Development Index (HDI) http://hdr.undp.org/en/content/human-development-index-hdi

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