Progetto Guido: il racconto di un Mentor

18 Febbraio 2021

La Luiss non vuole essere soltanto un posto dove studiare. Vuole anche dare la possibilità di costruire una rete di contatti e di esperienze fra studenti e laureati. L’ho spesso sentito dire, ma l’ho sperimentato di persona con il programma di Mentoring: un utile ponte fra le generazioni. Anzi, dopo averlo sperimentato, mi sono rammaricato che non ci fosse quando io ero studente.

Penso che oggi per un laureato in giurisprudenza – parlo della facoltà che conosco meglio – sia davvero difficile orientarsi nel mondo del lavoro. Giurisprudenza è ancora una laurea con profili di genericità che può orientare verso molte carriere, professioni e opportunità. Ecco allora l’importanza di avere qualcuno che ti consigli e ti assista. E tante volte non può o non riesce ad essere il relatore della tua tesi di laurea oppure un tutor.

Siamo spesso noi laureati anziani ad avere più voglia di trasmettere, di consigliare, di ascoltare. In questo senso mi sono accorto di come il mentor sia un ottimo “collante” tra individui appartenenti a generazioni diverse e a volte anche distanti, ma tutti accomunati dal fatto di aver studiato presso la stessa Università, tendendo così all’obiettivo di ispirare e stimolare i professionisti del futuro, attraverso l’esperienza dei più grandi.

Certo, essendo io un professore universitario, mi capita spesso si seguire e consigliare giovani laureati. Ma, da ex studente, ho accettato la sfida con un pizzico di orgoglio. Quell’orgoglio che ti dà la “tua” università.

Ho trovato ragazzi preparati, ma spesso anche spaesati. Spaventati dalla scelta. Magistratura o professione? O meglio tentare una esperienza all’estero o un master?

Sono domande a cui dovrebbe rispondere un indovino e non certo un Mentor. Ma forse un laureato più esperto e più inserito nel mondo del lavoro può offrire ai ragazzi più giovani non solo un quadro delle opportunità, ma anche al limite un pizzico della sicurezza necessaria.

Nei Mentee ho trovato una “galassia” di dubbi. Senza sapere a chi chiedere. Essendo per diversi versi inadatti la famiglia, i tuoi professori, gli amici e i tutor universitari. Invece questa figura un po’ ibrida del Mentor può essere quella ancora di saggezza a cui aggrapparsi nei momenti più sconfortanti del dopo laurea.

Io nella mia vita di crescita professionale ho imparato due cose. Innanzitutto, che il merito esiste. E quindi chi si impegna riesce ad andare avanti. Ma serve, studio, impegno e dedizione, ancora di più in un mondo in trasformazione.

E ho ancora imparato che la vita è un “imbuto”. Nel senso che occorre specializzazione e non ci si può permettere di tentare troppe strade tutte assieme. Manca il tempo di farlo bene e si rischia di restare sempre a metà.

Posso sembrare due considerazioni banali, ma invece per me sono state la base della mia crescita. E ho dovuto impararle da solo… forse anche perché una trentina di anni orsono nessuno aveva ancora pensato al programma Mentor.

Prof. Avv. Alfonso Celotto
Ordinario di Diritto Costituzionale
Università degli Studi Roma Tre

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